
Don Giovanni 7 dicembre 2011 – fonte account Twitter Teatro alla Scala -
Si era già detto, a proposito della riapertura del Bolshoij, quanto sarebbe stato bello e utile utilizzare una copertura mediatica equivalente per gli eventi maggiori dei teatri italiani.
È accaduto per la prima della Scala: diretta su Rai5, cinema di mezzo mondo collegati (qui i particolari), live twitting dall’account ufficiale del teatro più famoso d’Italia.
A quest’ultimo una menzione speciale, per due ordini di motivi. Il primo e più importate, perché anche con questo esperimento il Teatro ha mostrato che la fama che lo circonda non è una rendita di posizione. Non deriva cioè da un passato e da una tradizione gloriosa, ma dal suo esatto contrario. Ovvero, dalla capacità di adattarsi ai tempi, di trasferire la tradizione nel mondo in cui si vive, rendendola leggibile e attuale in ogni epoca, cioè viva.
L’ha fatto aprendo le proprie porte al mondo intero, raccontandosi – anche nel dietro le quinte – nella certezza che il pubblico avrebbe apprezzato. Compreso quello più lontano e non solo per geografia, ma per abitudini e cultura. Ha guadagnato così facendo altro pubblico e altri anni di vita. Bravò.
Se altre istituzioni culturali del paese facessero propria questa lezione, forse non ci sarebbe bisogno (o ve ne sarebbe molto meno) di resistere per esistere.
Soprattutto, ci piacerebbe che a fare propria la lezione fosse la Rai, che pur avendo mandato in onda la prima della Scala in diretta su Rai5, ha dimenticato che Rai5 non è visibile in tutto il territorio nazionale. E ancor più incredibilmente – alla luce di questo piccolo particolare – ha oscurato la visione in streaming del canale durante l’evento.
Il secondo motivo, dunque, per cui assegniamo una menzione d’onore al live twitting del Teatro alla Scala è proprio questo: in terra di siculonia, la prima del Don Giovanni ci è giunta solo via cinguettii e imperitura radio. A noi, povere fanciulle, che ci appassioniamo alla storia di “uno che le cerca tutte, ma non riesce a portarsene a letto nemmeno una, forse perché preferisce parlare con Leporello” [citazione da: conversazioni con amiche melomani] sembrava di essere come la servitù di Downtown Abbey, costrette a spiare la festa ai piani nobili, dal sotto-Scala. Ma sempre meglio che niente.
