
S. Lambiel - Opera on ICe -
Il titolo è ovviamente una citazione da Romeo e Giulietta.
Citazione appropriata, non solo perché il qui presente post è il racconto delle mie giornate in quel di Verona, ma perché se ci sono finita è stato per amore: della lirica, del pattinaggio e della scrittura.
Il resoconto ufficiale lo pubblicherò – così devo – altrove. Qui, però, posso essere sincera fino in fondo e dire anche il resto. Dunque ecco a voi:
Sicilia-Veneto
Partenza ore 7.00 aeroporto di Catania, affollatissimo.
Pochi minuti dopo sopra lo Stromboli in attività stromboliana, non ho parole: solo deferenza assoluta.
Ore 8.00 e qualcosa, arrivo a Verona. Il nome dell’aeroporto è Valerio Catullo: amo. Sine odio.
Alla stazione ferroviaria, prima considerazione della giornata: adoro partire da sola, adoro gli aeroporti, il bagaglio a mano. Adoro le navette, la metro quando c’è. Qui ci sono i bus a gas naturale e adoro anche quelli. Adoro il grande nord organizzato. Sono una donna Sicoola, non c’è niente da fare.
E una donna Sicoola in trasferta nella città dell’amore, adora ricongiungersi alle socie dello squadrone Oleandro ivi e/o nei dintorni residenti. Partono Sms di organizzazione.
Ore 10.00 circa, Piazza Bra. Prima ricognizione all’esterno dell’Arena. Maria Callas ha debuttato qui, penso. Avverto sintomi di mancamento. Il mancamento fa tanto melodramma e io sono una melomane.
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Giro turistico, parte I
La casa di Giulietta è un posticcio, ma la gente ci crede ed è comunque emozionante. Sui muri del cortile scritte in tutte le lingue dal pianeta. L’amore muove il mondo.. e imbratta i muri.
Foto numero uno, di rito: ovvero con palpatina al seno alla statua di Giulietta.
Foto numero due, per essere onesta con me stessa: ovvero la Cortese in posa da “Io e te dovremmo parlare. Perché non c’è una statua di Romeo a cui toccare il fondoschiena? Non mi sembra equo. E soprattutto, ne valeva davvero la pena?”. Perplessità.
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Giro turistico, parte II
La laureata in Scienze Storiche che è in me gode. Quella che ha preso 30 in storia dell’arte moderna anche. La tabagista riesce a trovare l’unica piazza o angolo di Verona senza cestino e posacenere proprio lì, tra il conservatorio e la chiesa di Santa Anastasia. Sensi di colpa.
Ore 12.30, Piazza Erbe. Madonna sta comprando un attico proprio qui. Mi ha mandato in esplorazione per verificare l’opportunità dell’investimento, penso.
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Esterno Arena Verona
La Serata
Ore 18.45, ingresso 9/accrediti. Sto per vivere i miei 3 secondi di gloria: “Antonella Cortese da Donna Moderna”.
Nota sull’out-fit per il momento di gloria: occhiali da vista neri 70es chic e soprattutto impermeabile beige. L’impermeabile beige fa tanto figo per il mio momento di gloria. Anche se ci sono 28 gradi.
Ore 20.10, inside Arena. Ho un posto in prima fila. La pista è a due metri da me. La malata di pattinaggio, avverte i sintomi di un mancamento, ancora. E lo spettacolo deve ancora cominciare.
Ore 20.20 Avvistata Marina Berlusoni, tutta vestita di nero, con marito e figli tutti vestiti di nero. Avranno 6 e 4 anni, i capelli biondi, lunghi, cotonati, appena usciti dal casco di un parrucchiere per signore. Sapevatelo.
Partono SMS per condividere stupore. “Tiraci i capiddi” [trad.: tirale i capelli] è il commento più gettonato. Ma il migliore – a fine serata – lo da Shirley Papparderla: – Era a lutto? Perché? Ci muriu so pa’? [tra.: Le è morto il padre?].
Ore 20.30. Parto con il tentativo di corruzione a indirizzo di un cameraman di Mediaset “mi faresti attacare la presa del portatile?” Fallito, altrimenti vi avrei fatto la diretta su FB e Twitter. Tristità.
Ore 21.10 si comincia.
Pochi minuti dopo, sul Preludio della Traviata non ho un mancamento ma la pelle d’oca. Come sempre, adoro.
Ore 22.00 circa. Dopo Cappellini/la Notte e Kostner su musiche di Tosca, nella mia testa partono le immagini della Tosca di Plushenko. Ci fosse stato anche lui, non avrei avuto un mancamento: sarei morta e basta. Felice però.
Ore 22.10. Pattinaggio sincronizzato e Va Pensiero. Tosi è in prima fila. Mi scappa un Viva Verdi. Nel senso di Giuseppe, non delle camicie.
Pausa prima/seconda parte: in mezzo a 12.000 persone riesco a trovare 4 russe. Sono dietro di me con bandierone sulle ginocchia e bandierine in mano.

Bandiera Russia
Le guardo e dico “I miss Plùshenka. I guess he should be here” (in inglese, ma con Plùshenka alla russa). Loro capiscono, condividono e mi invitano fare una foto con loro. MATRUSKA RASSIA, sempre.
Interviste di Signorini al pubblico famoso presente in sala.
Debora Compagnoni ha 40 anni, due figli, un marito oggettivamente bono e proprietario di una grande azienda d’abbigliamento. Potrebbe anche smetterla di atteggiarsi ad adolescente timida e di vestire come quando andava a comprare la gomma da masticare a 12 anni.
Domanda a Marina Berlusconi & fischi dal pubblico. La patria si bella e perduta, s’è desta?
Riprende lo spettacolo. Sandou, fa una fly sit spin proprio davanti a Tosi. Che cazzo ne capisce Tosi, penso.
Ore 23.00 circa. Il Guglielmo Tell di Lambiel… l’ho aspettato tutta la sera. Era il suo programma corto per Europei e Olimpiadi del 2010. Ma con l’orchestra, in quello scenario e a tre metri di distanza dalla pista è una di quelle cose per cui vale la pena vivere. Magnificat. E il prossimo che dice che la Kostner è la star della serata lo prendo a legnate. Giuro.
Intanto 12.000 persone in piedi battono le mani (12.000 meno 4, indovinate chi? Suggerimento: sono tutte vestite di nero). Anche il coro. Il direttore d’orchestra non capisce che sta succendendo e ringrazia come se lo stessero facendo per lui. Ha 36 anni e non può dare la colpa alla demenza senile.
La Kostner fa un triplo. È una notizia.
Fine delle trasmissioni altrove impossibili.
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