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Regali di Natale: due e ovviamente con ghiaccio

13 dic

AAA-vvisi: il 25 dicembre – cioè il giorno di Natale – Mediaset non manderà in onda il Piccolo Lord. Non che avessi letto da qualche parte il contrario, ma lo davo per scontato. Che pomeriggio del giorno di Natale sarebbe senza le gambe storte del piccolo lord che corrono per le lande inglesi? A dire il vero, possiamo solo star certi che non accadrà su Canale 5, che invece trasmetterà Opera on Ice, il fantastico spettacolo di pattinaggio a cui ho assistito grazie a Donna Moderna e di cui avevo parlato (anticipando anche la news) qui e soprattutto qui.

Io non lo vedrò, credo. Non solo perché già l’ho visto, ma perché la notiziona – e dunque l’avviso numero due – che ha riempito il mio cuore di gioia sportiva oggi è un’altra.

Il 25 dicembre, giorno di natale, ritorna lo Tzar, ritorna Plushenko. Ancora. Alla veneranda età di 29 anni, dopo 3 di ritiro, il primo ritorno, una medaglia d’oro scippata a Vancouver (e polemiche mai finite, per credere leggere i commenti su ogni un video preso a caso da youtube), una squalifica che sembrava a vita e una serie infinita di infortuni, torna. Intanto per i campionati nazionali russi e se le cose vanno come devono andare anche per tutto il resto: europei e mondiali e meno male. A parte l’immenso amore sportivo per lui e il tifo, non se ne può più di  poco più che ventenni per cui un solo quad è l’Everest.

Io quindi, mi fionderò su Eurosport 2, live dalla Matruska Rassia. Buon Natale e Spasibo.

P.p. (che vuol dire post post), intanto qualche chicca dall’allenamento con il ritorno anche della Biellman. Che per un uomo non è mai stata una cosa normale, ma a 29 anni, a sviluppo ultimato e con le costole al loro posto è semplicemente impossibile. O quasi.

Downton Abbey

11 dic

Downton Abbey - locandina -

Rete 4 è arrivata tardi. Ma meglio tardi che mai e finalmente anche gli italiani potranno guardare Downton Abbey. Le figlie legittime di Jane Austen (ogni madre spirituale è madre legittima) sparse per la penisola, possono essere felici. Quelle di Agatha Crhistie anche. Quelle che conoscono a memoria ogni fotogramma con Laurence Olivier pure. Lo stesso dicasi per i conservatori che stimano Churchill e per certi progressisti, quelli più liberal e sopratutto radical chicchissi.

Qualcuno comunque l’ha già fatto: ha già visto tutti e 15 gli episodi e in lingua originale per giunta. Senza perdersi neanche il supremo piacere degli accenti «upstairs» e «downstairs». Roba da aglophili schizzinosi, non c’è dubbio. Roba da figlie di Jane Austen in crisi d’astinenza da sceneggiato TV made in old fashion Englad con tutto quello che ne consegue.

God save the streaming, indeed.

Nadia Comaneci

12 nov

Nadia Comaneci - Montreal 76 - 10

Oggi è il 50esimo compleanno di Nadia Comaneci. Lo confesso, mi era sfuggito, nonostante Nadia sia una delle mie figure mitiche. Direi quasi mitologiche, visto il mio rapporto più mistico che appassionato con certi sport e/o discipline. Se non ve lo ricordate, rileggete qui.

A ricordarmelo in questo articolo Il Post, giornale online diretto da Luca Sofri che vi consiglio caldamente.

Tuttavia, niente di meglio per celebrare Nadia e il suo talento, che Nadia stessa.

Sono passati 35 anni. Ma se si strappa la perfezione a Dio per pochi istanti, in qualche modo quegli istanti partecipano dell’essenza di Dio: e restano eterni.

Quindi raddoppiamo e dopo le parallele, godiamoci anche la trave.

Riapertura del Bolshoi: l’italia c’è e c’è anche la Sicilia

30 ott

Bolshoi - fonte la Stampa-

La diretta era visibile sia via satellite che in diversi cinema sparsi per il mondo (Italia compresa). Su youtube, qualcuno, ha persino caricato il video completo. Due ore e diciassette minuti per raccontare la riapertura del Bolshoi dopo un restauro lungo sei anni.

I russi non ci sono andati leggeri. Tutt’altro. Inizio ufficiale con un discorso del presidente della Repubblica, seguito da quella che potremmo definire una sigla con coro classico incastonato in scenografia high tec, prima di lasciare spazio alle stelle della lirica e del balletto, accompagnate da quelle della musica.

Trionfo e pompa magnissima per uno dei simboli della cultura russa, di derivazione imperiale si badi bene.

L’italiana che è in me, prova un po’ di sana invidia o solo a ragionare: se riuscissimo a creare eventi un decimo paragonabili a quello che hanno costruito loro, per uno solo degli almeno 10 teatri storici di questo paese, vivremmo tutti molto meglio. Fuori dalla dicotomia tagli e/o finanziamenti orizzontali. Le istituzioni culturali più prestigiose riuscirebbero a vivere in buona parte da sole, liberando risorse per chi ne ha davvero bisogno. Noi, cittadini poi, saremmo persone migliori.

Consoliamoci: sipario, tendaggi, imbottiture, carte da parati sono assolutamente made in Italy. Realizzati cioè da Rubelli, storica azienda veneziana del settore tessuti [qui la notizia]. A dimostrazione che abbiamo tutto, volendo:  la cultura alta e l’artigianato (altrettanto alto) perché la tradizione nell’uno e nell’altro caso contano eccome.

La russophila, danzophila e melomane che è in me, ha però il sopravvento. Per fortuna, e messi da parte i ragionamenti va in estasi, di tanto in tanto.

Il collo del piede made in Matruska Rassia è un’altra cosa, onestamente.

E io che mi ero persino fatta il passaporto perché volevo davvero andare in Russia questo autunno. Base Sanpietroburgo, capatina a Mosca con trasferta in treno, naturalmente, in stile Anna Karenina, naturalmente, anche se con finale diverso, naturalmente. Ero persino andata a spulciare sul sito del Teatro Mariinsky scoprendo quant’è facile prenotare i biglietti per uno spettacolo. Sognavo già un appartamentino vicino la prospettiva Nevskij, cetriolini, the dal samovar e/o vodka in compagnia delle due persone giuste. Matruska Rassia!

Non ho potuto, per motivi vari e perché la burocrazia imperiale prima, sovietica poi e repubblicana (autoritaria) oggi sono sempre la solita burocrazia russa.

Consoliamoci lo stesso. Lì dove non ha potuto la donna Sicoola, Antonella da Messina, ha potuto il suo illustre e omonimo concittadino del XV secolo: Antonello è a Mosca, in mostra – dal 9 settembre al 20 novembre – con alcune delle sue opere più note alla Galleria Statale Tretyakov. Tra le altre, la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, l’ Ecce Homo, il San Gerolamo, il San Gregorio  e il Sant’Agostino.

Ambasciatore della cultura sicula è lui. A me basta il video su youtube. La burocrazia sarà ancora quella imperiale, ma abbiamo internet e fa miracoli. Se ci si sa accontentare.

Il ritorno di X Factor

20 ott

X Factor 5 - I giudici - fonte http://xfactor.sky.it/

Qualche anno fa, ci siamo divertite moltissimo con le pagelle di XFactor3 del giorno dopo.

Ma il tempo passa, i programmi televisivi migrano dal servizio pubblico a Sky (e non solo) e i social media cambiano il modo in cui li guardiamo e li commentiamo.

L’unica cosa che resta è che a noi – figlie del Pop –  X Factor continua a piacere. Quindi, ecco a voi un breve report della prima puntata adattato ai tempi.

Tornano la Ventura e Morgan (con i capelli verdi), Elio è ancora al suo posto nel banco dei giudici e habemus pure una new entry: Arisa.

Sì, Arisa “c’è”. Ed è questo il primo giudizio, in un senso e nell’altro.

Sulla dipartita della Maionchi preferiamo non commentare: la x è quella ormai ex fidanzata che ti lascia spezzandoti il cuore.

La novità più rilevante della prima puntata – che dura solo un’ora – sta tutta nella produzione: provini di fronte al pubblico e incursioni nel backstage tra i parenti degli aspiranti concorrenti. Non solo un passaggio da Rai a Sky, ma un ritorno alla madre patria: lo script è assolutamente made in UK (confrontare per credere) ed è molto meglio così.

Pochi i talenti (a parte la 16enne che canta i Led Zeppelin) e un po’ troppo reality. Nel finale c’è anche il momento C’è posta per te, con protagoniste le sorelle Shakira/Bertè (ribattezzate così perché si vestono come la pop star sud americana ma si odiano come le sorelle calabresi a inizio carriera). Rimandate al secondo episodio in versione duetto, per aumentare la suspence e fidelizzare l’audience.

Molti i personaggi. Compreso il depresso di Mantova, che in loop da coazione a ripetere continua a dire di non voler cantare ma esprimere uno stato d’animo. Quale? – chiede la Ventura – poi lo guarda ed è evidente che la domanda è solo retorica. Ed è un’affermazione tautologica rendere noto che per il provino ha scelto un pezzo di Tenco. Dopo di lui, la Gemma del Sud della Romania: una rumena che vive a Bolzano e canta Paparazzi come Gemma del Sud.  Credevamo che Gemma fosse morta (mediaticamente parlando) e non credevamo ai vampiri. C’eravamo sbagliati, in almeno uno dei casi.

Poi arriva Jeremie Fiumefreddo (da Brescia). Il suo peggior nemico è il personaggio che prova a inventarsi, talmente overline (altro che border) da farsi dare del pazzo da Morgan..  e non c’è nient’altro da aggiungere. A parte il fatto che dopo un cazziatone generale passa lo stesso e meno male, perché – personaggio a parte – c’era piaciuto.

Ma il momento top della serata è Fiocco di Neve. Nome d’arte di tale Giorgia Mencioni , si fa chiamare così (come la capretta di Heidi) perché indossa sempre un fiocco, dice. E la neve? – chiede il Castoldi – per la domanda retorica numero due e prima ancora di aver assistito all’esibizione: una versione psyco-freak-manga di E. T. di Katie Parry.

Twitt di Francesco Facchinetti su Fiocco di Neve

Fiocco di Neve non passa il provino (ve l’aspettavate), ma sbanca Twitter (ve l’aspettavate). Piccola selezione di alcuni commenti inviati all’hashtag XF5:

-è valsa da sola l’abbonamento a SKY

-quando vi scriverò il tweet “oggi ho la stabilità emotiva della mamma di Fiocco di Neve” preoccupatevi!

-FIOCCO DI NEVE trend topic universale

-@alecattelan ti prego mettimi in contatto con Fiocco di neve

-Fiocco di Neve è la quarta Yavannah

Aggiornamento del day after:  alle ore 18,30 circa arrivano anche i commenti di Francesco Facchinetti

-#fioccodineve è la cosa più bella al mondo dopo la Mia famiglia

- Esco di casa vestito da #fioccodineve

A fine show, pensiamo che la musica probabilmente verrà dopo ma che questa sera – intanto – ci siamo divertiti, per un’ora. Com’è giusto che sia.

Informazioni di servizio: se non avere Sky e siete così poco geek da non avere neanche Twitter, su www.simonaventura.tv potrete seguire Malgioglio che segue XFactor dal divano di casa sua ed estorcere l’audio della puntata, oltre che i suoi lamenti.

Ma se non volete farvi del male (anche perché ogni tanto inquadrano una cosa che una volta era la faccia di Ivana Spagna) provate a fare qualche giretto sul web e a chiedere alle persone giuste. Se siete fortunati, potreste trovare lo streaming.

Perché la musica non batte più sul 2, ma su Sky e le infinite possibilità offerte da internet.

Jhon Lennon

9 ott

Jhon Lennon - 13 ott 1940/8 dic 1980 -

Stefano Benni non se n’è mai fatto una ragione. Al punto da scrivere in Spiriti (Feltrinelli, 2000):

-Ho una brutta notizia per te – dice – il tuo Dio se n’è andato. Vuoi sapere perché?- […]
-Il tuo Dio era stufo di voi uomini. Ormai aveva un’unica consolazione. I Beatles.
-I Beatles nel senso di John Ringo Paul eccetera?
-Proprio così. Li ascoltava dalla mattina alla sera, davanti al camino. I suoi amici, angeli e diavoli, scuotevano la testa. Poi ci fu l’omicidio di John Lennon. Ricordi la data?
-Circa vent’anni fa.
-Otto dicembre millenovecentottanta. Quel giorno Dio disse: “Adesso basta, questo mondo sta andando a rotoli, è stato un cattivo investimento, me ne vado.” Fece le valigie, ci mise dentro i suoi dischi e sparì.”

Se fosse ancora vivo, oggi Jhon avrebbe compiuto 71 anni.

Ma era un’artista, la sua musica e le sue parole sono immortali ed è bello pensare che questo ottobre Imagine, la sua canzone più celebre, quell’inno all’amore universale, pubblicata nell’ottobre 1971 compia 40 anni. E potremo farle gli auguri per sempre.

Opera on Ice: Trionfo all’Arena di Verona

6 ott

Those who want to read an English version of Opera on Ice report, please clic here.

Vi dovevo il resoconto della serata.

Il link al post su donnamoderna.it lo trovate qui.

Il video – tratto da youtube – su quello che per me è stato il vero momento clou della serata – ovvero Stèphan Lambiel in Guglielmo Tell – è questo:

 

A Verona, a Verona!

3 ott

S. Lambiel - Opera on ICe -

Il titolo è ovviamente una citazione da Romeo e Giulietta.

Citazione appropriata, non solo perché il qui presente post è il racconto delle mie giornate in quel di Verona, ma perché se ci sono finita è stato per amore: della lirica, del pattinaggio e della scrittura.

Il resoconto ufficiale lo pubblicherò – così devo – altrove. Qui, però, posso essere sincera fino in fondo e dire anche il resto. Dunque ecco a voi:

Sicilia-Veneto

Partenza ore 7.00 aeroporto di Catania, affollatissimo.

Pochi minuti dopo sopra lo Stromboli in attività stromboliana, non ho parole: solo deferenza assoluta.

Ore 8.00 e qualcosa, arrivo a Verona. Il nome dell’aeroporto è Valerio Catullo: amo. Sine odio.

Alla stazione ferroviaria, prima considerazione della giornata: adoro partire da sola, adoro gli aeroporti, il bagaglio a mano. Adoro le navette, la metro quando c’è. Qui ci sono i bus a gas naturale e adoro anche quelli. Adoro il grande nord organizzato. Sono una donna Sicoola, non c’è niente da fare.

E una donna Sicoola in trasferta nella città dell’amore, adora ricongiungersi alle socie dello squadrone Oleandro ivi e/o nei dintorni residenti. Partono Sms di organizzazione.

Ore 10.00 circa, Piazza Bra. Prima ricognizione all’esterno dell’Arena. Maria Callas ha debuttato qui, penso. Avverto sintomi di mancamento. Il mancamento fa tanto melodramma e io sono una melomane.

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Giro turistico, parte I

La casa di Giulietta è un posticcio, ma la gente ci crede ed è comunque emozionante. Sui muri del cortile scritte in tutte le lingue dal pianeta. L’amore muove il mondo.. e imbratta i muri.

Foto numero uno, di rito: ovvero con palpatina al seno alla statua di Giulietta.

Foto numero due, per essere onesta con me stessa: ovvero la Cortese in posa da “Io e te dovremmo parlare. Perché non c’è una statua di Romeo a cui toccare il fondoschiena? Non mi sembra equo. E soprattutto, ne valeva davvero la pena?”. Perplessità.

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Giro turistico, parte II

La laureata in Scienze Storiche che è in me gode. Quella che ha preso 30 in storia dell’arte moderna anche. La tabagista riesce a trovare l’unica piazza o angolo di Verona senza cestino e posacenere proprio lì, tra il conservatorio e la chiesa di Santa Anastasia. Sensi di colpa.

Ore 12.30, Piazza Erbe. Madonna sta comprando un attico proprio qui. Mi ha mandato in esplorazione per verificare l’opportunità dell’investimento, penso.

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Esterno Arena Verona

La Serata

Ore 18.45, ingresso 9/accrediti. Sto per vivere i miei 3 secondi di gloria: “Antonella Cortese da Donna Moderna”.

Nota sull’out-fit per il momento di gloria: occhiali da vista neri 70es chic e soprattutto impermeabile beige. L’impermeabile beige fa tanto figo per il mio momento di gloria. Anche se ci sono 28 gradi.

Ore 20.10, inside Arena. Ho un posto in prima fila. La pista è a due metri da me. La malata di pattinaggio, avverte i sintomi di un mancamento, ancora. E lo spettacolo deve ancora cominciare.

Ore 20.20 Avvistata Marina Berlusoni, tutta vestita di nero, con marito e figli tutti vestiti di nero. Avranno 6 e 4 anni, i capelli biondi, lunghi, cotonati, appena usciti dal casco di un parrucchiere per signore. Sapevatelo.

Partono SMS per condividere stupore. “Tiraci i capiddi” [trad.: tirale i capelli] è il commento più gettonato. Ma il migliore – a fine serata – lo da Shirley Papparderla: – Era a lutto? Perché? Ci muriu so pa’? [tra.: Le è morto il padre?].

Ore 20.30. Parto con il tentativo di corruzione a indirizzo di un cameraman di Mediaset “mi faresti attacare la presa del portatile?” Fallito, altrimenti vi avrei fatto la diretta su FB e Twitter. Tristità.

Ore 21.10 si comincia.

Pochi minuti dopo, sul Preludio della Traviata non ho un mancamento ma la pelle d’oca.  Come sempre, adoro.

Ore 22.00 circa. Dopo Cappellini/la Notte e Kostner su musiche di Tosca, nella mia testa partono le immagini della Tosca di Plushenko. Ci fosse stato anche lui, non avrei avuto un mancamento: sarei morta e basta. Felice però.

Ore 22.10. Pattinaggio sincronizzato e Va Pensiero. Tosi è in prima fila. Mi scappa un Viva Verdi. Nel senso di Giuseppe, non delle camicie.

Pausa prima/seconda parte: in mezzo a 12.000 persone riesco a trovare 4 russe. Sono dietro di me con bandierone sulle ginocchia e bandierine in mano.

Bandiera Russia

Le guardo e dico “I miss Plùshenka. I guess he should be here” (in inglese, ma con Plùshenka alla russa). Loro capiscono, condividono e mi invitano fare una foto con loro. MATRUSKA RASSIA, sempre.

Interviste di Signorini al pubblico famoso presente in sala.

Debora Compagnoni ha 40 anni, due figli, un marito oggettivamente bono e proprietario di una grande azienda d’abbigliamento. Potrebbe anche smetterla di atteggiarsi ad adolescente timida e di vestire come quando andava a comprare la gomma da masticare a 12 anni.

Domanda a Marina Berlusconi & fischi dal pubblico. La patria si bella e perduta, s’è desta?

Riprende lo spettacolo. Sandou, fa una fly sit spin proprio davanti a Tosi. Che cazzo ne capisce Tosi, penso.

Ore 23.00 circa. Il Guglielmo Tell di Lambiel… l’ho aspettato tutta la sera. Era il suo programma corto per Europei e Olimpiadi del 2010. Ma con l’orchestra, in quello scenario e a tre metri di distanza dalla pista è una di quelle cose per cui vale la pena vivere. Magnificat. E  il prossimo che dice che la Kostner è la star della serata lo prendo a legnate. Giuro.

Intanto 12.000 persone in piedi battono le mani (12.000 meno 4, indovinate chi? Suggerimento: sono tutte vestite di nero). Anche il coro. Il direttore d’orchestra non capisce che sta succendendo e ringrazia come se lo stessero facendo per lui. Ha 36 anni e non può dare la colpa alla demenza senile.

La Kostner fa un triplo. È  una notizia.

Fine delle trasmissioni altrove impossibili.

Turandot, naturalmente – o Vincerò

30 set

Opera on Ice - locandina -

A Verona, a Verona! Come dice Romeo (esiliato) in Romeo e Giulietta. Solo che io non sono stata esiliata e soprattutto non ho nessuna intenzione di morire per amore.

La citazione l’ho scelta solo perché ci vado: ho vinto un contest di DonnaModerna e farò l’inviata a Opera on Ice. Uno spettacolo nella famosa Arena, in cui alcuni tra i più grandi campioni del pattinaggio artistico di livello mondiale (da Lambiel alla Kostner) si esibiranno su musiche tratte da opere liriche.

Trattandosi di pattinaggio su ghiaccio e lirica, non potevo perdere. Chi mi conosce o ha già letto qualcosa di mio (per esempio qui e qui) lo sa: potevo solo suicidarmi come Tosca, per il dolore, se non l’avessi fatto.

Comunque, prima di partire, vi lascio il post con cui ho vinto. Dovevo reinterpretare la protagonista di un melodramma. Io ho scelto Turandot, naturalmente.

Stralcio di conversazione realmente avvenuta: “Compy – dice la mia amica –  io lo so: a uno che ti vede gli pari tutta fimminazza, ma tu sei dolce dolce” [trad. dal siculo-italiano all’italiano e basta: Comparella, lo so: un uomo che ti ha appena conosciuta ha l’impressione che tu sia una donna fredda e sicura di sé, ma in verità sei un’ipersensibile]. “Praticamente sono come il cornetto – rispondo. – Algida, ma con il cuore di panna.”

Al di là della battuta, il fulcro della conversazione è sempre lo stesso. Decine di conversazioni si fermano sullo stesso punto: io lo so che chi mi conosce lo sa, ma non capisco perché altri, cioè gli uomini, non lo capiscano.

Qualche giorno prima, per esempio, a uno di quelli che asseriscono di non capirmi, avevo detto “io non sono la Sfinge. Sono una persona”. A pensarci bene anche quella era una risposta da fimminazza. A pensarci bene, non credo sia servita a fargli capire qualcosa in più. A pensarci bene, quando sto sulla difensiva io sembro la Sfinge, anche se sono una persona, una donna e con il cuore di panna.

Ma che ci posso fare se percepisco l’amore come quanto di più potenzialmente pericoloso possa esistere? Prendete Violetta, la protagonista della Traviata. All’inizio dell’opera, tutta felice e contenta, canta al mondo quanto sia bello essere “sempre libera di folleggiare di gioia in gioia”. Ne è talmente convinta, da profetizzare “saria per me tragedia un serio amor”. Però si innamora e infatti alla fine muore. Per colpa della tisi sì, ma muore. Quanto meno Alfredo porta sfiga.

Avrebbe dovuto cacciarlo dal primo momento o tagliargli la testa, come faceva Turandot con tutti quelli che non superavano la prova, piuttosto che sacrificarsi per lui che – per altro – non ha mai fatto nulla per meritarsi quell’ “Amami Alfredo, amami quanto io t’amo”. E perché poi, devono essere sempre le donne a dimostrare qualcosa e a capire gli uomini?

No. Molto meglio Turandot. Io la capisco. Io la capisco una che se ne sta tranquilla nel suo regno, fa la principessa e non vuole essere conquistata. Chi glielo fa fare? Perché mai dovrebbe? Volete Turandot? Dimostratele che ne vale la pena. E va bene che ci sono glienigmi da superare (perché comunque fa la Sfinge anche lei) ma se arriva uno come Calaf, sicuro di sé quel tanto che basta, tutto è possibile.

Supera la prova perché non ne ha paura, non si fa prendere dal panico e capisce che le risposte sono semplici, le più semplici. Ma fa di più. Perché gli basterebbe quello per avere la mano di Turandot. Ha tutti dalla sua parte, persino il suocero, ma lei protesta. E ancora una volta lui capisce. Capisce che Turandot fa così solo perché nel frattempo si è innamorata (a chi la vuol dare a bere?) e una donna innamorata ama come tutte le altre. Anche se sembra la Sfinge, anche se sembra gelida e fin troppo fiera, non vuole essere vinta, ma semplicemente amata e vuole poterlo dire (un po’ come la Traviata).

E allora Calaf le offre quello che desidera davvero, non una sfida come sembrerebbe (se indovina il suo nome potrà giustiziarlo, se non lo fa lo sposerà) ma una resa. Se non ne fosse stato certo, avrebbe passato la notte (che potrebbe essere l’ultima della sua vita) certamente in bianco ma non per cantare Vincerò. E fa bene, perché il trucco riesce (o forse è solo complicità tra innamorati): Turandot ha capito che lui ha capito tutto di lei, che si può fidare, perché quell’uomo non è solo all’altezza della sua intelligenza, è in grado di capire soprattutto i suoi sentimenti senza fare sforzi e senza ferirli. A quell’uomo (di cui conosce il nome) non avrà mai bisogno di dire “Amami quanto io t’amo”, perché l’amerà e si ameranno e basta. A tal al punto da poterlo chiamare solo Amore. E infatti alla fine non muore nessuno.

Sì, io la capisco Turandot, naturalmente.

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