
Francamente me ne infischio - scena finale Via col Vento -
Io sono Reth, per questo amo Rossella. Ma è normale: Margaret Mitchell era una donna, l’eroina del suo libro e oggetto del suo amore (come accade sempre nel rapporto autore/opera, Gustave Flaubert/Madame Bovary c’est moi insegna) aveva le caratteristiche dell’uomo non reale ma dei sogni di ogni donna (e non parliamo di principi col pennacchio ma di gentaglia tutti e due/sogno erotico e appagante). Reth invece ama Rossella come solo una donna vorrebbe (più che saprebbe) fare con l’eventuale uomo/gentaglia tutte e due che vorrebbe tanto amare. Per questo alla fine se va e dice “francamente me ne infischio”. Fa quello che una moltitudine di donne, sopraggiunto il secondo istinto, quello di sopravvivenza, vorrebbe fare senza averne il coraggio.
Ma io sono Reth. Lo sono davvero. E non nel senso che me ne vado: nel senso che non sono l’astrazione degli istinti erotico-sentimentali (prima) e di sopravvivenza (dopo) repressi di una donna. Lo sono perché sono quegli istinti (entrambi) e se succede anche di ben altri sentimenti (reali). Senza bisogno di scuse e astrazioni e senza bisogno di auto-convincermi. Perché sono una donna onesta, soprattutto con me stessa.
E se nessuna donna – onesta o no – è Rossella, perché sarebbe un uomo, nessun uomo che mente a se stesso è Rossella per il semplice fatto di mentire a se stesso, se lo fa. Perché nessun uomo reale possiede qualità maschili irreali, che solo una donna può astrarre in una donna per parlare di un uomo. E perché, soprattutto, un uomo che mente a se stesso si auto-convince. Infatti lo fa per quello.
Non avrà mai momenti di crisi in cui rimpiangerà di non essere tanto buono e generoso come sua madre. Ne sarà sicuro, nonostante tutto. Non si accorgerà all’improvviso e quando ormai è troppo tardi (forse, perché la Mitchell era comunque una donna e anche se gli faceva chiudere la porta, lasciava il finale aperto) che di Asley non gliene importa nulla.
E da buon Reth, io che ho il coraggio “di guardare le cose in faccia e chiamarle col loro nome” senza inventarmi un alter ego maschile che le dica per me, davanti ai tentativi bislacchi di chi cerca di convincere se stesso di qualcosa in cui evidentemente non crede, perché corroborato da una serie infinita di atti e fatti (reali) che ne attestano la totale falsità, non riesco a non ridere. Sì, my dear, io francamente… mi scompiscio.
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