
via Bara all'Olivella
Via Bara all’Olivella è una stradina del centro storico palermitano prospiciente il teatro Massimo. Nelle ore diurne, è affollata da palermitani in pausa pranzo o caffè, che non resistono alla tentazione di godere di qualcosa buono, accompagnandolo alla vista di un pezzetto del loro monumento preferito. Ma soprattutto, è attraversata da turisti – italiani e stranieri – alla ricerca di souvenir da portare con sé. Ma non souvenir qualunque: perché via Bara all’Olivella è nota principalmente per essere una tappa obbligatoria dello shopping made in Sicily, nel vero senso della parola. Tornata in auge agli inizi degli anni novanta – all’epoca della cosiddetta “primavera palermitana”di orlandiana memoria – su di essa, si affacciano laboratori e punti vendita di manufatti artigianali di ogni genere: ceramiche, coppole, vetrate, articoli di gioielleria, falegnameria e chi più ne ha più ne metta, disponibili in formato take away o su ordinazione e il tutto – ovviamente – in ogni foggia, dimensione e prezzo.
Ma se sui tempi della rinascita le opinioni sembrano concordare è sui motivi – o le cause – che i pareri di chi ha scelto di avviare qui un’ attività commerciale, iniziano a differianziarsi.

Teatro dei Pupi - locandina -
L’artista del gioiello Roberto Intorre sostiene che il primo imput venne – più di quindici anni fa – dalla manifestazione “Macchina dei Sogni”. Organizzata in prossimità del Natale dal Maestro Cuticchio – che proprio in via Bara tiene da tempo immemore il celebre Teatro di Pupi Siciliani di famiglia – e costruita intorno alle perfomance di artisti di strada, prevedeva accanto a essi, la presenza di venditori ambulanti di pezzi artigianali nello spirito delle fiere medievali.
Intorre, all’epoca studente di architettura, dice di non aver dimenticato quell’esperienza neanche negli anni di soggiorno all’estero. Tornato a Palermo – e divenuto ormai desiner – ha aperto proprio lì, grazie a un prestito d’onore, la sua bottega: un luogo di produzione e vendita di monili “in materiali prevalentemente poveri - precisa - che rielaborano in chiave moderna le tradizioni e gli stili del passato”. Dopo dieci anni, la sua attività di gioielliere contemporaneo, come ama definirsi, continua.
Alla Macchina dei Sogni, fa riferimento anche uno dei ceramisti che abbiamo incontrato. “Anche se la vera novità – dice -, il volano dello sviluppo della strada come centro commerciale, è stata la riapertura del Teatro Massimo”.All’epoca – in ossequio al tormentone “il posto fisso non esiste più, trovatevi qualcosa da fare” – aveva già aperto il suo laboratorio. Eppure, confessa, stava per chiudere.
Riaperto il teatro anche alle visite guidate, via Bara riprende il ruolo di asse viario che lo collega al Museo Archeologico Salinas . “Da quel momento - dice il nostro amico ceramista - è cambiato tutto. Solo dopo, per promuoverla ulteriormente, si è fatto ricorso al progetto Urban”. Fino a qualche anno fa, infatti, la Comunità Europea con il patrocinio dei Comune di Palermo, finanziava – in buona parte a fondo perduto – l’avviamento di attività artigianali che avessero come scopo il recupero di tradizioni locali. Di questa opportunità hanno usufruito molti di coloro i quali lavorano ancora oggi in via Bara, sebbene nel tempo le cose siano cambiate: il progetto si è esaurito e l’equilibrio commerciale della strada si è assestato, differenziandosi.

coppole artistiche
Silvana Donelli, per esempio, ha avviato grazie al progetto Urban il suo laboratorio di vetrate artistiche e oggetti in vetro e ceramica. Nel tempo “a causa, anche, delle nuove norme che pongono limiti di peso ai trasporti aerei per turisti”, dice la madre con cui abbiamo parlato, ha differenziato la sua attività e anche se non ha mai smesso di creare e vendere – soprattutto su ordinazione – i suoi lavori, ha aderito a un franchising (con punti vendita in varie parti del modo: Italia, ma anche Giappone, Austria, Stati Uniti e Germania) del classico copricapo siciliano, la coppola – in un’infinita varietà di colori, fantasie e tessuti – prodotta a San Giuseppe Jato.
Via Bara all’Olivella, però, per quanto via dello shopping made in Sicily – e del made in Sicily – è uno spaccato di sicilianitudine in tutti i sensi. Anche qui, infatti, si pecca di esterofilia riadattando alla lingua, all’accento e agli usi locali, le mode e i nomi che vengono dall’estero. Soprattutto se è la televisione a importarli. Accanto il negozietto in fondo alla strada che vende dipinti a olio, terrecotte e ceramiche artistiche, quella che normalmente sarebbe una friggitoria-tavola calda, prende il nome di pub drinkeria e si chiama Peach Pit. Perché siamo a Palermo, ma non ci sentiamo inferiori a Beverly Hills.
Articolo pubblicato su Le vie del Centro Magazine, Messina, dicembre 2009
foto: Antonella Cortese
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