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Lov Stori

30 nov

Pupa

Il curtigghio, si sa, è un brand Made in Sicily. Resiste nei secoli e tutt’al più acquista nuovi mezzi e strumenti di diffusione. In poche parole: si amplifica. Lo scorso inverno, a Palermo City, un fedifrago concubino la fece grossa per ben due volte: tradì la sua donna e per farsi perdonare invase gli spazi pubblicitari della città con manifesti giganti, in cui chiedeva perdono e giurava eterno amore. Nessuno seppe mai – almeno ufficialmente – chi fosse l’autore del folle gesto, ma tutti intuirono quel che c‘era da intuire: il fedifrago concubino era uno «chinu i picciuli». Ufficiosamente però, la vicenda pruriginosa aveva contorni ben più chiari e anche un happy-end: ai piani alti e nobiliari, le apparenze – ovvero la pubblicità – sono ciò che conta e lei aveva perdonato.

è finita

Vox populi, vox dei e un gesto come questo non poteva non avere seguito, sebbene nella versione popolana, da volgo. Il primo ad accorgersene, esibendo a testimonianza fotografia all’uopo, è stato Rosalìo, urban-blog panormitano che racconta storie serie e facete della città. “A DIO PUPA! TI O AMATO” sta scritto su un muro dell’Albergheria, quartiere popolare incastonato nel centro storico della città. Rilanciata dai mezzi di informazione-curtigghio, la vicenda suscita ilarità e si trasforma in vera e propria LOV STORI a puntate. Dopo pochi giorni, in una strada attigua, appare il seguito della vicenda: “A DIO PAOLA PERSEMPRE” e venti metri più avanti “+ E FINITA PUPA”. Ma era necessario. Anche ai piani bassi le apparenze contano e se  il graffitaro non ha niente da perdere perché probabilmente non ha niente da spendere – infatti il suo è un ADIO definitivo con tanto di croce sopra – che lo sappiano i muri e la città: lui LAMATA tanto la sua PUPA ed è certamente lei la fedifraga concubina.

fonte delle foto: Antonella Cortese

Articolo pubblicato su Le Vie del Centro, Messina.

Troppo

15 giu

too much

Ci sono quelli che si fanno lasciare perché non hanno il coraggio di dirti che non ti amano più. Ok, ci può anche stare: sempre meglio di quelli che ti lasciano perché ti vogliono troppo bene. Alzi la mano chi non ne ha mai incontrato uno e   ̶  per inciso  ̶   non vi illudete: lo strano fenomeno  ̶  come le malattie esantematiche  ̶  colpisce solo prevalentemente in età adolescenziale. Recentemente infatti, sono stata testimone di un interessante caso di virus “T.V.TRP.B.” manifestatosi in un trentenne e non per via aerea, ma  ovviamente tramite sms.

Tornando a noi, anzi a loro, ci sono persino quelli che non ti scopano perché ti rispettano, quelli che ti amano ma non ti meritano e infine i più cattivi di tutti: quelli che non ti vogliono perché sei comunque troppo, qualunque cosa voglia dire (sta a te presumerlo o stabilirlo): troppo intelligente, troppo emancipata, con un futuro troppo brillante o cosa ben peggiore  ̶  perché qualcuna ancora ci casca e non se ne libera facilmente  ̶  troppo importante per rischiare di rovinare tutto e in ogni caso sempre troppo innamorata (anche se non l’hai mai detto), date le circostanze.

La cosa realmente comica, o tragica, dipende da come decidiamo di reagire, è che questi signori vorrebbero non solo che prendessimo per vero quel che dicono, ma che gli fossimo persino grate. Come richiesta o aspettativa, mi è sempre sembrata un po’ fuori luogo, esagerata, come dire? Un po’… troppo.

Vorrei essere lasciata da qualcuno che abbia il coraggio dirmi che non mi ama più. Vorrei essere rifiutata da un uomo che mi assicura di aver trovato una donna più bella, più porca, più ricca o più intelligente di me. Magari anche tutte queste cose insieme e  in ogni caso meno innamorata di me, visto che se mi innamoro io è un problema. Avrebbe la sua logica, me ne farei una ragione e riuscirei addirittura a esserne felice, a rallegrarmene, come si dice. In altri casi, preferirei essere la consapevole preda di uno scapolone incallito che il day after abbia il coraggio di non farsi venire i sensi colpa e non sentirsi costretto a trattarmi bene prima di tornarsene a quel paese. Sarebbe facile, inequivoco e soprattutto liberatorio. E in circostanze del genere, più di ogni altra cosa lo assicuro, preferirei  non ricevere spiegazioni: nella peggiore delle ipotesi penserei che il mio fondoschiena ha un suo perché, lo troverei gratificante e non mi sentirei trattata come un’idiota. Perché quello che desidero, soprattutto, è che quando qualcuno sente la necessità di parlare, se proprio non ne può fare a meno, usasse le parole per dire la verità, qualunque essa sia senza rancora.

Ma infondo lo so da tempo: io, pretendo troppo.

[pubblicato su palermo.bloggalo.it]

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