Il curtigghio, si sa, è un brand Made in Sicily. Resiste nei secoli e tutt’al più acquista nuovi mezzi e strumenti di diffusione. In poche parole: si amplifica. Lo scorso inverno, a Palermo City, un fedifrago concubino la fece grossa per ben due volte: tradì la sua donna e per farsi perdonare invase gli spazi pubblicitari della città con manifesti giganti, in cui chiedeva perdono e giurava eterno amore. Nessuno seppe mai – almeno ufficialmente – chi fosse l’autore del folle gesto, ma tutti intuirono quel che c‘era da intuire: il fedifrago concubino era uno «chinu i picciuli». Ufficiosamente però, la vicenda pruriginosa aveva contorni ben più chiari e anche un happy-end: ai piani alti e nobiliari, le apparenze – ovvero la pubblicità – sono ciò che conta e lei aveva perdonato.
Vox populi, vox dei e un gesto come questo non poteva non avere seguito, sebbene nella versione popolana, da volgo. Il primo ad accorgersene, esibendo a testimonianza fotografia all’uopo, è stato Rosalìo, urban-blog panormitano che racconta storie serie e facete della città. “A DIO PUPA! TI O AMATO” sta scritto su un muro dell’Albergheria, quartiere popolare incastonato nel centro storico della città. Rilanciata dai mezzi di informazione-curtigghio, la vicenda suscita ilarità e si trasforma in vera e propria LOV STORI a puntate. Dopo pochi giorni, in una strada attigua, appare il seguito della vicenda: “A DIO PAOLA PERSEMPRE” e venti metri più avanti “+ E FINITA PUPA”. Ma era necessario. Anche ai piani bassi le apparenze contano e se il graffitaro non ha niente da perdere perché probabilmente non ha niente da spendere – infatti il suo è un ADIO definitivo con tanto di croce sopra – che lo sappiano i muri e la città: lui LAMATA tanto la sua PUPA ed è certamente lei la fedifraga concubina.
fonte delle foto: Antonella Cortese
Articolo pubblicato su Le Vie del Centro, Messina.


