Ho sempre pensato che la frase “non esiste l’amicizia tra donne” sia vera, ma solo tra galline. Per quanto mi riguarda, pur selezionando le intelligenze migliori ho molte amiche e me ne vanto.
Accade anche, forse perché seleziono le intelligenze migliori – che molte delle mie acute amiche siano insegnanti. O aspiranti tali.
Del loro destino e della loro condizione lavorativa/esistenziale avevo detto per esempio qui.
Ma può accadere che una o più di loro, decida – tra il serio e il faceto – di scrivere addirittura un libro a proposito della condizione lavorativa-barra-esistenziale sua e della sua generazione. Da un punto di vista molto femminile, ovviamente. Ché sempre di donne sicoolae si sta parlando.
E allora ecco a voi un’anticipazione, o meglio la quarta di copertina che ho avuto il piacere di scrivere, per Vita InDocente, libro a quattro mani – e molto a esaurimento… delle graduatorie – di Roberta Busacca ed Emanuela Lo Presti.
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Vita InDocente, di Roberta Busacca ed Emanuela Lo Presti, non è un romanzo. Non è neanche un saggio: è un iper testo – post post-moderno – che riproduce la vita di due insegnanti precarie nella Sicilia del 2010, Maria e Stella. Un diario di classe, ma anche esistenziale, che in un crescendo surreale e tragicomico mescola personaggi niente affatto inventati, notizie di prima pagina, il vissuto e le reazioni delle protagoniste. A partire dal loro primo incontro su un pullman di linea, Maria e Stella (una insegnante d’italiano e l’altra di filosofia) conducono il lettore alla scoperta di un variegato microcosmo di docenti pendolari e altrettanto precari con cui condividono viaggi, frustrazioni e aspirazioni. Senza paura di giudicarli. Perché per quanto surreali, sono figlie argute e visionarie del loro tempo. E in quanto figlie del loro tempo, cresciute a pane, cerchietti Naj Oleari e anni ‘80, si raccontano attraverso i feticci che hanno attraversato la loro vita dall’infanzia fino al momento di scoprirsi giovani donne, colte e precarie. 100 pagine di iper testo, post post moderno, con richiami alla cultura alta, bassa, pop e all’attualità. Perché la storia sarà anche magistra vitae ma in questa storia di magistrae l’italiano e la filosofia non fanno vivere meglio. A meno di non trovare una salvifica via di fuga.










