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Vittorio Sgarbi: Meraviglie a Palermo

10 mag

Palermo – Alla fine, siamo anche riusciti a strappargli qualche domanda, ma ve ne renderemo conto alla fine perché la vera notizia è un’altra: la prima esposizione pubblica di opere d’arte provenienti dalla collezione privata di Vittorio Sgarbi, si terrà a Palermo, a palazzo Sant’Elia, a partire dal prossimo febbraio.

Una selezione di 500/300 pezzi – il numero esatto è ancora da definire – tra gli oltre 4.000 di proprietà del critico d’arte più popolare d’Italia. A renderlo noto, è stato lo stesso Sgarbi, lo scorso 30 aprile, in occasione di un incontro organizzato al Castello Utveggio di Palermo, dal Rotary Club Parco delle Madonie. Intervenuto per presentare il suo ultimo libro – L‘Italia delle Meraviglie - edito da Bompiani, per la collana I Saggi – il noto intellettuale e uomo politico, ha intrattenuto con una lunga relazione il numeroso pubblico presente. Le osservazioni di carattere estetico e storico sulle ragioni e il significato del volume – celebrare l’unità d’Italia con un excursus attraverso alcune delle meno note ma altrettanto stupefacenti meraviglie del suo patrimonio artistico – sono state intervallate da cenni biografici, aneddoti e riferimenti alle diverse attività che lo vedono protagonista. Non ultima, quella di sindaco della cittadina siciliana di Salemi.

A tal proposito, dopo aver contestato logo e slogan scelti dalla regione siciliana per celebrare l’anniversario dello Sbarco dei Mille e ricordando che proprio Salemi fu prima capitale del neonato Regno d’Italia, Sgarbi ha colto l’occasione per lanciare alcune delle iniziative che avranno come epicentro la cittadina siciliana: la visita del capo dello stato Giorgio Napolitano, nonché l’inaugurazione del Museo della Mafia, l’11 maggio prossimo.

Come già anticipato, siamo anche riusciti a strappargli qualche domanda:

- Se avesse dovuto scrivere un libro non sulle bellezze del nostro paese, ma sulle sue brutture, quali sarebbe state le prime tre a cui avrebbe pensato?

Le pale eoliche, il complesso intorno l’Ara Pacis a Roma e poi ci sarebbe un orribile palazzo a Foligno…

- Immaginavo che avrebbe fatto riferimento alle pale eoliche e all’Ara Pacis, viste le sue note prese di posizione al riguardo. Ma perché proprio questi “oggetti” sono secondo lei i peggiori o quelli capaci di rappresentare un’estetica del brutto “nazionale”? -

Perché quello che mi fa infuriare di più, non è il brutto che deriva della speculazione. Quello ha un senso: perverso, ma c’è là. Ha una sua logica. Quello che invece detesto è l’atteggiamento e il risultato degli interventi di coloro i quali sono ritenuti e si ritengono grandi artisti o architetti e riescono mirabilmente a compiere degli scempi.

per palermo.bloggalo.it

Serra Yilmaz: incontro tra una donna Sicoola e una Turchese

24 mar

Palermo- Continuano gli incontri organizzati da Modisvivendi, libreria di via Quintino Sella 79, con gli autori di alcune delle più interessanti uscite letterarie. Ieri, è stata la volta di Andreina Swich e Serra Yilmaz attrice e intellettuale turca, nota in Italia per le apparizioni in alcuni dei successi cinematografici di Ferzan Ozpetek (Le fate ignorantiLa finestra di fronte, Saturno controUn giorno perfetto). L’occasione, era la presentazione di Una donna turchese (Baldini Castoldi Dalai editore). Il libro, scritto da Andreina Switch, ripercorre la storia personale della Yilmaz intrecciandola a quella del suo paese e offrendola come spunto di riflessione sulle condizioni della donna in Turchia e non solo. Bloggalo!, le ha incontrate per voi.

- Da dove nasce l’idea del libro?

AS: Da un mio casuale inciampo – lo definisce così- nella cultura turca. Anni fa, al ritorno da un viaggio in quel paese, sono stata presa da un fortissimo desiderio di conoscerlo meglio. Ho iniziato a cercare contatti con turchi residenti in Italia, soprattutto a Milano, dove vivo, ma non riuscivo a trovare nessuno disponibile. Finché Serra ha risposto a una mia mail. Da allora è iniziato quel rapporto umano che è alla base del libro. Merito soprattutto della personalità di Serra, che sin dal primo momento e con mia enorme sorpresa, ha condiviso con me anche aspetti della sua vita personale e privata. Io le facevo domande sul suo paese, lei intanto mi raccontava del suo nuovo amore.

SY: Non è poi così strano. Anzi, credo che si debba parlare d‘amore con tutti: crea positività anche in chi ne è reso partecipe. Ricordo un episodio accaduto tanti anni fa. Dovevo volare dalla Turchia all’Italia e quando negli uffici della compagnia aerea dissi “viaggio per amore” si creò tutto intorno, tra gli impiegati, un’atmosfera elettrizzante. Erano agitati. Mi hanno aiutato, ma soprattutto erano felici di farlo.

- Serra, è la sua prima volta a Palermo?

SY: Ci sono stata anni fa, per un concerto. Allora lavoravo con Luigi Cinque e abbiamo dato uno spettacolo al Politeama. Si è trattato però, solo di un tocca e fuga. Ricordo solo una passeggiata notturna, in una città che mi sembrò bellissima e di aver comprato un anello di plexiglass con una foglia d’oro, in una strada di laboratori artigianali (ndr: via Bara all‘Olivella).

La Yilmaz infatti, possiede una collezione sterminata di oggetti di bigiotteria, con una predilezione particolare per i turchesi e in generale il colore blue;. Il suo preferito, al punto da portarselo persino in testa con una personalissima tintura e a cui – non a caso – si fa riferimento nel titolo del libro.

SY: conosco meglio Catania – aggiunge -, ho vissuto lì per almeno tre mesi per preparare uno spettacolo.

– Che similitudini ha riscontrato tra le donne siciliane e quelle turche, che raccontate nel libro?

SY: Credo siano piuttosto simili ma come sono simili le donne francesi e quelle turche. Spesso l’emancipazione è una maschera e  andrebbe tolta: le donne, credo siano simili dappertutto, perché ovunque sono una minoranza, che deve ancora lottare per i propri diritti e la propria emancipazione.

– Sembra quasi paradossale, che ad affermarlo con così tanta forza, in Italia, sia un’intellettuale “cosmopolita” più che straniera o turca. Che idea si è fatta del movimento femminista nel nostro paese?

SY: In generale, il movimento femminista non è più quello degli anni ‘70. Non che questo sia necessariamente un dramma. Io stessa partecipo meno e con uno spirito diverso a un certo tipo di manifestazioni. L’otto marzo per esempio, mi sembra quasi paragonabile alla giornata mondiale del cane. È un rituale. Ma continuo a interessarmi alle donne e spero che un giorno le giornate dedicate all’argomento non abbiamo più senso di esistere. Vorrà dire che il problema è risolto.

- Nel libro, c’è una descrizione molto curata dei rituali e degli stili di vita del suo quartiere natale. Quanto si sente legata alle tradizioni?

SY: Non mi sento per niente legata alle tradizioni. Al contrario, sono una donna di rottura. Certamente però, conservo piccoli rituali, modi di vivere e mi lego ai luoghi e alle situazioni. Non mi accade però, solo con quelli delle mie origini, ma con quelli di tutti i luoghi in cui ho vissuto. Ecco: se andassi a Catania, adesso, probabilmente tornerei in quel certo Bar a prendere la granita.

AS: In realtà – si inserisce, interloquendo direttamente con la Yilmaz – se intendiamo con “tradizioni“, certe abitudini o aspetti della quotidianità, lo sei molto: penso alle feste, che secondo te vanno celbrate o ad alcuni aspetti della superstizione che per gioco o per abitudine, mantieni vivi…

- Se volesse dare un consiglio su come conoscere e scoprire la vera Istanbul, quale sarebbe?

SY: Non credo sia una città che si lasci scoprire molto facilmente. È di difficile lettura, ma certamente consiglierei di restare nei quartieri antichi, dentro le mura.

AS: Il consiglio che ho sempre dato a chi ci va per la prima volta, è quello di fare i soliti giri turistici, perché certe cose non possono non essere viste, ascoltando però nel frattempo la città.. Lasciare che si insinui, con i suoi rumori, le sue voci e la sua musicalità

- Lei (ci rivolgiamo a Serra) che ha davvero fatto quasi tutto, l’attrice, la cantante – ci ha anche raccontato di aver lavorato per una radio turca nel corso della conversazione – ha ancora qualche desiderio professionale? Qualcosa che le piacerebbe fare?

SY: Non voglio scrivere un libro, anche se in Turchia, molti si aspettano che io lo faccia. Questa esperienza è stata abbastanza diversa, perché Andreina ha lavorato materialmente al progetto. Ma tendenzialmente, sono contraria a questa tendenza per cui tutti fanno tutto, anche al di fuori dal proprio ambito o settore. Mi piacerebbe dedicarmi di più alle traduzioni, ma come progetto teatrale per me e fare più teatro.

- Davvero non c’è una parte, un ruolo o uno spettacolo che non desidera interpretare più di altri?

SY- Quando è uscito l’Eleganza del Riccio - n.d.r. libro di M. Burberry – in Francia, molti miei amici e io stessa, a essere sincera, mi hanno detto che sarei stata perfetta per il ruolo della protagonista. Ho visto anche il film e credo che in quel ruolo avrei potuto dare molto, per quanto l’interpretazione che ne è stata data sia sicuramente all’altezza. Ecco, forse, mi piacerebbe portarlo a teatro.

Salutiamo Serra Yilmaz, augurandole di rivederla in teatro, nel ruolo e nello spettacolo, che una donna cosmopolita, indipendente ed emancipata come lei (che si è trasferita in Francia per non essere “l’attrice di Ozpetek”, ma un’attrice e basta) avrà scelto e forse anche tradotto, per sé.

per palermo.bloggalo.it

Michael Zadoorian: In Viaggio Contromano a Palermo

25 set

Palermo-  Anni e anni di passaparola hanno fatto di Second Hand, quello che si dice un long seller (un successo letterario di lungo termine). Il suo autore, l’americano Michael Zadoorian, in questi giorni è nel nostro paese per presentare al pubblico il suo ultimo lavoro: The Leisure Seeker (edito in Italia da Marcos y Marcos, con il titolo In Viaggio Contro Mano). Lo abbiamo incontrato durante la tappa palermitana del suo tour promozionale, nei locali della libreria Modusvivendi – via Quintino Sella, 79.

Aria affabile, da ragazzone – orami cresciuto – del Midwest americano, decidiamo di darci del tu.

Hai pubblicato il tuo primo libro quando eri già abbastanza maturo. Come sei arrivato alla scrittura?

Vorrei essere uno quelli che dicono “ho sempre saputo di voler fare lo scrittore”, ma non lo sono. Ho iniziato a scrivere intorno ai venti anni, molto lentamente. Scrivevo cose che tenevo solo per me e nessuno ne sapeva niente. Poi ho frequentato un corso di scrittura creativa e mi sono reso conto che forse avevo del talento, che valeva la pena provare. Anche se non credevo che mi avrebbero mai pubblicato.

C’è chi ironizza molto sui corsi di scrittura creativi. Tu, a questo punto, li consigli?

Per me è stato importante. Ma devo dire che ancora più importate è stato aver iniziato prima a scrivere. Quando sono arrivato lì, avevo già uno stile personale.

Second Hand,  tuo primo libro, ha avuto un grosso successo di pubblico e di critica negli Stati Uniti e una buona accoglienza in Europa. Ti ha cambiato la vita?

Avrei voluto che me la cambiasse di più – sorride – ma in generale no, non è cambiato molto. Continuo a vivere nei dintorni di Detroit e nonostante tutto, è stato piuttosto difficile riuscire a pubblicare un nuovo romanzo. Tra Second Hand e In Viaggio Contro Mano sono passati ben nove anni. Nel frattempo, ho lavorato nella pubblicità e scritto fiction.

A proposito di Second Hand, il tuo protagonista si circonda di oggetti che colleziona quasi macanialmente. Cosa rappresentano realmente per lui?

Credo che quegli oggetti siano dei “sostituti” della vita. Che li usi per nascondersi, per proteggersi.

Sono dei feticci, insomma?

“Feticcio” in Inglese ha un significato un po’ diverso, più morboso da quello che potete dargli voi. Ma comunque, credo che la definizione possa andare bene.

Anche tu hai dei “feticci”?

Io colleziono molte cose. Non fumo, ma colleziono posacenere, non so perché. E poi libri ovviamente, macchine fotografiche. Ho anche una passione per degli oggetti da arredamento dei bar americani degli anni ‘50 e ‘60.

In In Viaggio Contro Mano però, il rapporto con gli oggetti è diverso. La protagonista, Ella, sembra volersi liberare pezzo per pezzo di tutto quello che ha portato con sé. Come mai questo cambiamento?

Forse perché sono cambiato anch’io. Negli anni trascorsi tra la stesura del primo libro e l’altro, sono successe molte cose. Anche se ho continuato – e continuo – a collezionare, ho perso mio padre dopo una lunga malattia. Credo che questo abbia provocato un cambiamento di prospettiva rispetto a molte cose.

Parte della critica, ha notato che i protagonisti del tuo libro percorrono la mitica Route 66, la stessa strada di On The Road. Ma Ella e suo marito, due vecchietti malati e intraprendenti che sarebbero coetanei di Kerouac se fosse ancora vivo,  hanno avuto una vita agli antipodi rispetto alla sua. Cosa ci puoi dire al riguardo?

Mi piacerebbe molto aver scritto un libro che possa essere paragonato a On The Road. In realtà, quando ho iniziato a farlo non ci avevo pensato. Certo è un romanzo “di strada”, ma me ne sono reso conto solo dopo, quando l’ho finito. Comunque sarebbe interessante provare a fare incontrare Kerouac e i miei protagonisti… se non si fosse ucciso con l’alcool chi sa cosa direbbe.

Ultima domanda. Scusa, ma sei il primo americano che incontro da quando è stato eletto Obama e per di più vieni da Detroit, uno dei centri più colpiti dalla crisi economica. Raccontaci un po’ del clima che si respira adesso, nella tua città e negli Stati Uniti.

Bhè, la crisi economica non è ancora passata. Ci vuole del tempo ovviamente, ma nonostante tutto siamo molto più ottimisti. Negli anni dell’amministrazione Bush, mi sembrava di vivere dentro una cappa. Non riuscivo a credere che ce ne saremmo mai liberati; mi turbava persino pensare che ha un fratello governatore che avrebbe potuto tentare la stessa carriera. Ma per fortuna le cose sono cambiate. Ne sentivamo il bisogno. Adesso, penso di non essere mai stato così orgoglioso di un Presidente. È una bella sensazione e so che se le cose sono cambiate, possono sempre cambiare… dappertutto.

Michael mi guarda e sorride. Credo abbia capito anche, che lo invidio moltissimo.

per palermo.bloggalo.it


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