Palermo- Continuano gli incontri organizzati da Modisvivendi, libreria di via Quintino Sella 79, con gli autori di alcune delle più interessanti uscite letterarie. Ieri, è stata la volta di Andreina Swich e Serra Yilmaz attrice e intellettuale turca, nota in Italia per le apparizioni in alcuni dei successi cinematografici di Ferzan Ozpetek (Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro, Un giorno perfetto). L’occasione, era la presentazione di Una donna turchese (Baldini Castoldi Dalai editore). Il libro, scritto da Andreina Switch, ripercorre la storia personale della Yilmaz intrecciandola a quella del suo paese e offrendola come spunto di riflessione sulle condizioni della donna in Turchia e non solo. Bloggalo!, le ha incontrate per voi.
- Da dove nasce l’idea del libro?
AS: Da un mio casuale inciampo – lo definisce così- nella cultura turca. Anni fa, al ritorno da un viaggio in quel paese, sono stata presa da un fortissimo desiderio di conoscerlo meglio. Ho iniziato a cercare contatti con turchi residenti in Italia, soprattutto a Milano, dove vivo, ma non riuscivo a trovare nessuno disponibile. Finché Serra ha risposto a una mia mail. Da allora è iniziato quel rapporto umano che è alla base del libro. Merito soprattutto della personalità di Serra, che sin dal primo momento e con mia enorme sorpresa, ha condiviso con me anche aspetti della sua vita personale e privata. Io le facevo domande sul suo paese, lei intanto mi raccontava del suo nuovo amore.
SY: Non è poi così strano. Anzi, credo che si debba parlare d‘amore con tutti: crea positività anche in chi ne è reso partecipe. Ricordo un episodio accaduto tanti anni fa. Dovevo volare dalla Turchia all’Italia e quando negli uffici della compagnia aerea dissi “viaggio per amore” si creò tutto intorno, tra gli impiegati, un’atmosfera elettrizzante. Erano agitati. Mi hanno aiutato, ma soprattutto erano felici di farlo.
- Serra, è la sua prima volta a Palermo?
SY: Ci sono stata anni fa, per un concerto. Allora lavoravo con Luigi Cinque e abbiamo dato uno spettacolo al Politeama. Si è trattato però, solo di un tocca e fuga. Ricordo solo una passeggiata notturna, in una città che mi sembrò bellissima e di aver comprato un anello di plexiglass con una foglia d’oro, in una strada di laboratori artigianali (ndr: via Bara all‘Olivella).
La Yilmaz infatti, possiede una collezione sterminata di oggetti di bigiotteria, con una predilezione particolare per i turchesi e in generale il colore blue;. Il suo preferito, al punto da portarselo persino in testa con una personalissima tintura e a cui – non a caso – si fa riferimento nel titolo del libro.
SY: conosco meglio Catania – aggiunge -, ho vissuto lì per almeno tre mesi per preparare uno spettacolo.
– Che similitudini ha riscontrato tra le donne siciliane e quelle turche, che raccontate nel libro?
SY: Credo siano piuttosto simili ma come sono simili le donne francesi e quelle turche. Spesso l’emancipazione è una maschera e andrebbe tolta: le donne, credo siano simili dappertutto, perché ovunque sono una minoranza, che deve ancora lottare per i propri diritti e la propria emancipazione.
– Sembra quasi paradossale, che ad affermarlo con così tanta forza, in Italia, sia un’intellettuale “cosmopolita” più che straniera o turca. Che idea si è fatta del movimento femminista nel nostro paese?
SY: In generale, il movimento femminista non è più quello degli anni ‘70. Non che questo sia necessariamente un dramma. Io stessa partecipo meno e con uno spirito diverso a un certo tipo di manifestazioni. L’otto marzo per esempio, mi sembra quasi paragonabile alla giornata mondiale del cane. È un rituale. Ma continuo a interessarmi alle donne e spero che un giorno le giornate dedicate all’argomento non abbiamo più senso di esistere. Vorrà dire che il problema è risolto.
- Nel libro, c’è una descrizione molto curata dei rituali e degli stili di vita del suo quartiere natale. Quanto si sente legata alle tradizioni?
SY: Non mi sento per niente legata alle tradizioni. Al contrario, sono una donna di rottura. Certamente però, conservo piccoli rituali, modi di vivere e mi lego ai luoghi e alle situazioni. Non mi accade però, solo con quelli delle mie origini, ma con quelli di tutti i luoghi in cui ho vissuto. Ecco: se andassi a Catania, adesso, probabilmente tornerei in quel certo Bar a prendere la granita.
AS: In realtà – si inserisce, interloquendo direttamente con la Yilmaz – se intendiamo con “tradizioni“, certe abitudini o aspetti della quotidianità, lo sei molto: penso alle feste, che secondo te vanno celbrate o ad alcuni aspetti della superstizione che per gioco o per abitudine, mantieni vivi…
- Se volesse dare un consiglio su come conoscere e scoprire la vera Istanbul, quale sarebbe?
SY: Non credo sia una città che si lasci scoprire molto facilmente. È di difficile lettura, ma certamente consiglierei di restare nei quartieri antichi, dentro le mura.
AS: Il consiglio che ho sempre dato a chi ci va per la prima volta, è quello di fare i soliti giri turistici, perché certe cose non possono non essere viste, ascoltando però nel frattempo la città.. Lasciare che si insinui, con i suoi rumori, le sue voci e la sua musicalità
- Lei (ci rivolgiamo a Serra) che ha davvero fatto quasi tutto, l’attrice, la cantante – ci ha anche raccontato di aver lavorato per una radio turca nel corso della conversazione – ha ancora qualche desiderio professionale? Qualcosa che le piacerebbe fare?
SY: Non voglio scrivere un libro, anche se in Turchia, molti si aspettano che io lo faccia. Questa esperienza è stata abbastanza diversa, perché Andreina ha lavorato materialmente al progetto. Ma tendenzialmente, sono contraria a questa tendenza per cui tutti fanno tutto, anche al di fuori dal proprio ambito o settore. Mi piacerebbe dedicarmi di più alle traduzioni, ma come progetto teatrale per me e fare più teatro.
- Davvero non c’è una parte, un ruolo o uno spettacolo che non desidera interpretare più di altri?
SY- Quando è uscito l’Eleganza del Riccio - n.d.r. libro di M. Burberry – in Francia, molti miei amici e io stessa, a essere sincera, mi hanno detto che sarei stata perfetta per il ruolo della protagonista. Ho visto anche il film e credo che in quel ruolo avrei potuto dare molto, per quanto l’interpretazione che ne è stata data sia sicuramente all’altezza. Ecco, forse, mi piacerebbe portarlo a teatro.
Salutiamo Serra Yilmaz, augurandole di rivederla in teatro, nel ruolo e nello spettacolo, che una donna cosmopolita, indipendente ed emancipata come lei (che si è trasferita in Francia per non essere “l’attrice di Ozpetek”, ma un’attrice e basta) avrà scelto e forse anche tradotto, per sé.
per palermo.bloggalo.it
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