Oggi è il 50esimo compleanno di Nadia Comaneci. Lo confesso, mi era sfuggito, nonostante Nadia sia una delle mie figure mitiche. Direi quasi mitologiche, visto il mio rapporto più mistico che appassionato con certi sport e/o discipline. Se non ve lo ricordate, rileggete qui.
A ricordarmelo in questo articoloIl Post, giornale online diretto da Luca Sofri che vi consiglio caldamente.
Tuttavia, niente di meglio per celebrare Nadia e il suo talento, che Nadia stessa.
Sono passati 35 anni. Ma se si strappa la perfezione a Dio per pochi istanti, in qualche modo quegli istanti partecipano dell’essenza di Dio: e restano eterni.
Quindi raddoppiamo e dopo le parallele, godiamoci anche la trave.
La diretta era visibile sia via satellite che in diversi cinema sparsi per il mondo (Italia compresa). Su youtube, qualcuno, ha persino caricato il video completo. Due ore e diciassette minuti per raccontare la riapertura del Bolshoi dopo un restauro lungo sei anni.
I russi non ci sono andati leggeri. Tutt’altro. Inizio ufficiale con un discorso del presidente della Repubblica, seguito da quella che potremmo definire una sigla con coro classico incastonato in scenografia high tec, prima di lasciare spazio alle stelle della lirica e del balletto, accompagnate da quelle della musica.
Trionfo e pompa magnissima per uno dei simboli della cultura russa, di derivazione imperiale si badi bene.
L’italiana che è in me, prova un po’ di sana invidia o solo a ragionare: se riuscissimo a creare eventi un decimo paragonabili a quello che hanno costruito loro, per uno solo degli almeno 10 teatri storici di questo paese, vivremmo tutti molto meglio. Fuori dalla dicotomia tagli e/o finanziamenti orizzontali. Le istituzioni culturali più prestigiose riuscirebbero a vivere in buona parte da sole, liberando risorse per chi ne ha davvero bisogno. Noi, cittadini poi, saremmo persone migliori.
Consoliamoci: sipario, tendaggi, imbottiture, carte da parati sono assolutamente made in Italy. Realizzati cioè da Rubelli, storica azienda veneziana del settore tessuti [qui la notizia]. A dimostrazione che abbiamo tutto, volendo: la cultura alta e l’artigianato (altrettanto alto) perché la tradizione nell’uno e nell’altro caso contano eccome.
La russophila, danzophila e melomane che è in me, ha però il sopravvento. Per fortuna, e messi da parte i ragionamenti va in estasi, di tanto in tanto.
Il collo del piede made in Matruska Rassia è un’altra cosa, onestamente.
E io che mi ero persino fatta il passaporto perché volevo davvero andare in Russia questo autunno. Base Sanpietroburgo, capatina a Mosca con trasferta in treno, naturalmente, in stile Anna Karenina, naturalmente, anche se con finale diverso, naturalmente. Ero persino andata a spulciare sul sito del Teatro Mariinsky scoprendo quant’è facile prenotare i biglietti per uno spettacolo. Sognavo già un appartamentino vicino la prospettiva Nevskij, cetriolini, the dal samovar e/o vodka in compagnia delle due persone giuste. Matruska Rassia!
Non ho potuto, per motivi vari e perché la burocrazia imperiale prima, sovietica poi e repubblicana (autoritaria) oggi sono sempre la solita burocrazia russa.
Consoliamoci lo stesso. Lì dove non ha potuto la donna Sicoola, Antonella da Messina, ha potuto il suo illustre e omonimo concittadino del XV secolo: Antonello è a Mosca, in mostra – dal 9 settembre al 20 novembre – con alcune delle sue opere più note alla Galleria Statale Tretyakov. Tra le altre, la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, l’ Ecce Homo, il San Gerolamo, il San Gregorio e il Sant’Agostino.
Ambasciatore della cultura sicula è lui. A me basta il video su youtube. La burocrazia sarà ancora quella imperiale, ma abbiamo internet e fa miracoli. Se ci si sa accontentare.
Oggi 17 anni fa (1994) usciva Bedtime Stories, sesto album in studio di Madonna, il disco – ricco di atmosfere glamour e sosfisticate – conclude la “fase sex” della carriera della Regina del Pop e avvia quella elegante e raffinata che comprende la raccolta di ballate Something to Remember e il film Evita.
Nella track list, alcuni pezzi storici: Take a Bow (in duetto con Babyface), che con 7 settimane di permanenza alla numero 1 della Billboard hot 100 è – ad oggi – il singolo di maggior successo di Madonna negli Stati Uniti; Human Nature (nel cui video tra una tutina di lattice e un’altra, potrete riconoscere Luca Tommassini); la title trak Bedtime Story, un pezzo dance decisamente poco convenzionale frutto di una collaborazione con Björk (con base musicale minimal e testi che descrivono un viaggio nel subconscio) e Secret.
E a proposito di “Stories” da raccontare e “Secret”, I’m gonna tell you qualcosa che forse molti di voi non sanno.
Collana Carrie
Nel video di Secret (un bellissimo bianco e nero tra le vie e i locali di Harlem che abbiamo postato sopra), quella che ha fatto già fatto tutto e l’ha fatto anche meglio, indossa – tra le altre – una catenina in oro con su scritto Madonna. Se le date hanno un senso e la prima serie di Sex and the City è del 1998, la madre di tutte le collanine con nome in stile Carrie (il feticcio più feticcio di Sex and the City che ci sia, a cui non rinunciano celebrietes – una su tutte Amy Winehouse – e donne normali che la ordinano on line), è Madonna.
C’era una volta Colazione da Tiffany: il bellissimo libro di Truman Capote e il riadattamento cinematografico, parecchio riadattato. In entrambi i casi – editoriale e in celluloide – c’era la storia non banale di una donna non banale e dai sentimenti altrettanto non banali. Come se non bastasse, il film – che festeggerà i suoi primi 50 anni il prossimo 9 novembre – ha consegnato alla storia un’icona di stile. Quell’Audrey Hepburn, immortale quanto i diamanti degli anelli da fidanzamento made in Tiffany.
Poi è arrivato Moccia: storie e personaggi banali e melensi e soprattutto lucchetti sparsi in tutta Italia (stupidi, chip e low cost). Un delitto contro il romanticismo (che per essere tale – nel XXI secolo – deve attraversare le valli della disillusione e del cinismo) e il buon gusto.
Per confortarci, potevamo solo tornare a rivedere (o rileggere) Colazione da Tiffany. E solo Tiffany’s arrivando a Moccia, poteva riuscire nell’impresa impossibile: rendere i lucchetti interessanti, chic e high price.
No, non me lo sto sognando. Volete la prova? Andate sul sito ufficiale di Tiffany e ditemi a cosa vi fa pensare la collezione di lucchetti (sotto forma di pendenti per collane, bracciali e persino anelli) della multinazionale americana.
Lucchetti Tiffany - particolare - fonte Tiffany.com
C’è solo una cosa che in fatto di mode riesce a star dietro alla Moda: lo sport. O per meglio dire, le tecniche di dimagrimento e cura del corpo.
Ogni anno ha il suo must. E se yoga e pilates non sono più trendy - anche perché palestre, corsi e istruttori costano – ecco arrivare la nuova disciplina del momento…
Per leggere e scoprire che centra Belen, cliccate qui.
Gli antichi Greci dicevano θαυμαστης, intendendo con questo qualcosa di talmente bello da far paura. Entrambi le accezioni in una sola parola.
The Greeks said θαυμαστης, to mean something so beautiful to be frightening. Both meanings in one word.
Sembra però che non considerassero il dolore. Perché quando proviene dagli sforzi degli esseri umani, la bellezza, fa male.
They seemed not to consider pain, though. In fact, when it comes from human beings, beauty it hurts.
È doloroso ottenerla: la perfezione delle linee, muscoli e ogni cellula di un corpo forzati a movimenti che non sono naturali. Fa male.
It hurts to get it: the perfection of the lines, muscles and every cell of a body forced to not natural movements. It hurts.
Lo stesso vale per il risultato.
So does the result.
Vedere la bellezza non mi fa paura. Vedere ogni dettaglio della bellezza mi fa male. Come un pugno nello stomaco. Ma amo infinitamente quel pugno nello stomaco. È intenso. Come la bellezza.
Seeing beauty isn’t scary, to me. Seeing every detail of beauty it’s painful. Like a punch in the stomach. But I endlessly love that punch in the stomach. It is intense. Like beauty.
Mi commuove, come solo la bellezza può fare.
I moved, as only true beauty can do.
Ma per quanto gentile, è un dolore quello che amo. θαυμαστης.
But as much as nice, it’s still a pain what I love. θαυμαστης